lunedì 5 ottobre 2015

Aneddoti strategici. N°2 Il mulo e l'albero (Quando l'errore è perseverare)





Come promesso eccovi un altro aneddoto strategico, scelto tra quelli che preferisco, superbamente illustrato dalla mano dell'amico Giovani Cavallo.


In questa incisiva storiella greca viene rappresentata la difficoltà dell'uomo a cambiare le proprie visioni e i propri copioni comportamentali anche quando questi risultano inadeguati.

Questo aneddoto e il suo triste epilogo è una metafora di ciò che gli esseri umani mettono in atto quando costruiscono una patologia.

Le persone spesso utilizzano  per affrontare un problema soluzioni che esse stesse ritengono non funzionanti ma che non si riesce a smettere di applicare.

Il motivo di questa ostinazione è semplicemente il fatto che quella soluzione ha precedentemente avuto successo nell’affrontare un problema della stessa tipologia.

Basterebbe poco per evitare di costruire il problema, come nel caso del mulo, solo un po’ di elasticità mentale e una minore ostinazione nel perseverare.


martedì 14 luglio 2015

Aneddoti Strategici. N°1 L'ubriaco e la chiave perduta








La Psicoterapia Strategica fa largo uso di aneddoti, aforismi e metafore che permettono di rappresentare comportamenti, atteggiamenti problematici comuni in una dimensione “altra da sé” e immediatamente comprensibile. 

Già alla fine degli anni ’70 Paul Watzlawick ne sosteneva la grande forza ed efficacia nell’impiego nel trattamento in tempi brevi di ansia, depressione, panico e disturbi della sfera relazionale (P. Watzlawick, 1977).

Si parte dal presupposto che aneddoti, aforismi e metafore siano in grado di mettersi in relazione con la parte destra del nostro cervello, il cosiddetto cervello emotivo, illogico ma profondo e in grado di cogliere la realtà nella sua totalità.
E’ proprio sull’emisfero destro del nostro cervello che la terapia intende agire, perché essendo esso più libero dagli effetti della razionalità, l’azione su di esso produrrà un reale cambiamento funzionale, duraturo e concreto. 

Metafore, aneddoti e aforismi sono pertanto importanti strumenti del terapeuta strategico, che se ne servirà attraverso un linguaggio ipnotico e suggestivo per accedere all’emisfero destro e facilitare il cambiamento, dandogli voce e attivando risorse bloccate dal conflitto col cervello logico-razionale (E. M. Secci, 2013)

Dall’importanza di questi suggestivi ed evocativi strumenti strategici nasce l’idea di pubblicare periodicamente in questo blog, in una vera e propria collana, alcuni aneddoti strategici (i miei preferiti), avvalendomi dell’ausilio grafico delle superlative vignette che il bravissimo amico illustratore Giovanni Cavallo sta appositamente producendo.

Ecco il primo aneddoto della collana, che mi ha folgorato nella sua laconica semplicità sin dalla prima volta in cui lo sentì per bocca del Prof. Giorgio Nardone nel lontano 2007 al 3° Convegno Europeo di Terapia Breve Strategica e Sistemica.


Il primo aneddoto qui presentato "L'ubriaco e la chiave perduta" esemplifica, rappresentandolo metaforicamente, il comportamento della persona che ha un problema, un disagio. 

L’essere umano tende a mantenere una ostinata fedeltà a soluzioni che si sono rivelate efficaci in situazioni simili in passato ma che non sono calzanti alla situazione attuale con la conseguenza che non si utilizza la soluzione giusta (perché non la si vede, perché non la si può neanche ideare) e si complica la situazione aumentando il disagio. 

L’uomo non si avventura nella zona d’ombra dove ha perso la chiave e continua a cercare nelle condizioni in cui comunemente si cerca qualcosa, sotto un raggio di luce. Non importa se la luce non cade nel posto giusto, il posto in cui si è smarrita la chiave!

Compito di una psicoterapia, dunque, è condurre l'uomo ubriaco a cercare le proprie chiavi nel posto giusto, quello in cui presume di averle perse, e aiutarlo a sperimentare metodi alternativi ed efficaci di ricerca.

martedì 26 maggio 2015

Cambiare il proprio punto di vista



Il mondo a rovescio visto attraverso una sfera di cristallo, meraviglioso espediente del regista Kieslowski per rappresentare la costante tensione tra il vero e il riflesso, tra il vero e il ricordo, tra il vero e il fantasticato.
Il regista lascia spesso al virtuale la dignità di vero, e lo spettatore rimane sospeso nella comprensione di una immagine che quantunque riflessa è pur vera.
Questo è un pò quanto accadate comunemente a tutti noi nel quotidiano. 
Ciò che vediamo, ascoltiamo è semplicemente ciò che sta accadendo intorno a noi? 
Assolutamente no! E' ciò che sta accadendo, sommato al significato che noi vi attribuiamo, che a sua volta si aggancia a ricordi, sensazioni, sentimenti, pensieri provati in situazioni simili, principi e giudizi. 
Stati d'animo diversi inoltre fanno da base diversa su cui tutto ciò si va ad ancorare, per cui una medesima scena in una giornata di sereno ottimismo ha un significato, in una giornata in cui ci siamo alzati parecchio straniti ne ha tutt'altro  e diverse saranno le nostre risposte nell'interagire con gli altri.
Siamo sempre immersi in questa bolla che determina i nostri vissuti e non sempre ci permette di guardare la vera e semplice realtà.
Il mondo a rovescio rappresentato visivamente da Kieslowski è per me anche simbolo dell'importante lavoro di capovolgimento del punto di vista del paziente che si effettua in terapia
non solo il bucare la bolla, quindi, e permettere al paziente di guardarsi intorno, ma anche e soprattutto permettere ad esso di visualizzare il suo mondo da una prospettiva diversa, spesso opposta.

immagine dal web

mercoledì 20 maggio 2015

Se non sei in grado di decidere




Decidere è parte del nostro essere uomini, conseguenza dell’evoluzione della nostra specie che ci fa essere in grado di pensare, valutare, pianificare.   

Giornalmente ciascuno di noi compie innumerevoli decisioni, a volte in modo automatico, istintivo e non consapevole a volte in modo ragionato e soppesato.

immagine dal web

A che ora svegliarci, cosa indossare, l’itinerario da seguire per raggiungere il posto di lavoro, cosa mangiare a colazione, etc etc..(tanto per fare degli esempi), sono delle scelte quotidiane e comuni che non richiedono un eccesso di sforzo. 

immagine dal web

Quando ci troviamo a dover scegliere su questioni importanti, ricche di conseguenze per il nostro futuro e quello delle persone che ci stanno vicino, potremmo invece provare delle difficoltà e a volte bloccarci senza riuscire a prendere una decisione. 

immagine dal web
Chiudere una relazione, Cambiare lavoro, Rivelare o meno un segreto, Effettuare o meno un intervento, etc posso essere degli esempi di decisioni difficili da prendere.







Ci ritroviamo così ad arrovellarci il cervello giorno e notte, stilare liste di pro e contro, propendere un minuto per una decisione e quello dopo per quella opposta, senza riuscire a venirne a capo con livelli di ansia crescenti.

Non vogliamo sbagliare..Non vogliamo soffrire..

Questa condizione di impasse è ben rappresentata dal paradosso dell’ Asino di Buridano:

immagine dal web


 “Un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d'acqua, ma non c'è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall'altra. Perciò, resta fermo e muore.”







Ma cosa cela in realtà questo blocco decisionale? 


Nella maggior parte dei casi alla base dell’incapacità di operare una scelta vi è la difficoltà di gestire la paura che la decisione suscita. Non si tratta di una paura oggettiva e legata alla scelta e alla situazione in sé, ma è frutto dei significati che noi diamo a questa scelta da compiere, della costellazione di giudizi che diamo su di noi e sulla nostra efficacia, frutto delle aspettative che non possiamo disattendere e di quella vocina interiore che ci intima “Non puoi sbagliare!

Nardone (2014) rileva ben 6 diversi tipi di paura coinvolti nell’atto di scegliere: la paura di sbagliare, la paura di non essere all’altezza, la paura di esporsi, la paura di non avere o di perdere il controllo, la paura dell’impopolarità.



Come se ne esce?

Il blocco decisionale necessita di una fase di ricontestualizzazione per giungere al suo superamento. Tutti gli elementi implicati nella scelta cioè saranno spurgati da questa sovrastruttura di aspettative, giudizi e timori. Solamente attraverso un cambiamento di prospettiva e un abbandono delle soluzioni già tentate per uscire dallo stallo il soggetto si approccerà alla scelta in modo produttivo. E’ importante che egli abbia a disposizione tutte le informazioni del caso, che possa analizzare in modo lucido il  cosa voglio ottenere con questa scelta” e che pervenga ad una assunzione di responsabilità rispetto alle conseguenze della sua decisione..sia in caso di successo che in caso di insuccesso.