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mercoledì 20 maggio 2015

Se non sei in grado di decidere




Decidere è parte del nostro essere uomini, conseguenza dell’evoluzione della nostra specie che ci fa essere in grado di pensare, valutare, pianificare.   

Giornalmente ciascuno di noi compie innumerevoli decisioni, a volte in modo automatico, istintivo e non consapevole a volte in modo ragionato e soppesato.

immagine dal web

A che ora svegliarci, cosa indossare, l’itinerario da seguire per raggiungere il posto di lavoro, cosa mangiare a colazione, etc etc..(tanto per fare degli esempi), sono delle scelte quotidiane e comuni che non richiedono un eccesso di sforzo. 

immagine dal web

Quando ci troviamo a dover scegliere su questioni importanti, ricche di conseguenze per il nostro futuro e quello delle persone che ci stanno vicino, potremmo invece provare delle difficoltà e a volte bloccarci senza riuscire a prendere una decisione. 

immagine dal web
Chiudere una relazione, Cambiare lavoro, Rivelare o meno un segreto, Effettuare o meno un intervento, etc posso essere degli esempi di decisioni difficili da prendere.







Ci ritroviamo così ad arrovellarci il cervello giorno e notte, stilare liste di pro e contro, propendere un minuto per una decisione e quello dopo per quella opposta, senza riuscire a venirne a capo con livelli di ansia crescenti.

Non vogliamo sbagliare..Non vogliamo soffrire..

Questa condizione di impasse è ben rappresentata dal paradosso dell’ Asino di Buridano:

immagine dal web


 “Un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d'acqua, ma non c'è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall'altra. Perciò, resta fermo e muore.”







Ma cosa cela in realtà questo blocco decisionale? 


Nella maggior parte dei casi alla base dell’incapacità di operare una scelta vi è la difficoltà di gestire la paura che la decisione suscita. Non si tratta di una paura oggettiva e legata alla scelta e alla situazione in sé, ma è frutto dei significati che noi diamo a questa scelta da compiere, della costellazione di giudizi che diamo su di noi e sulla nostra efficacia, frutto delle aspettative che non possiamo disattendere e di quella vocina interiore che ci intima “Non puoi sbagliare!

Nardone (2014) rileva ben 6 diversi tipi di paura coinvolti nell’atto di scegliere: la paura di sbagliare, la paura di non essere all’altezza, la paura di esporsi, la paura di non avere o di perdere il controllo, la paura dell’impopolarità.



Come se ne esce?

Il blocco decisionale necessita di una fase di ricontestualizzazione per giungere al suo superamento. Tutti gli elementi implicati nella scelta cioè saranno spurgati da questa sovrastruttura di aspettative, giudizi e timori. Solamente attraverso un cambiamento di prospettiva e un abbandono delle soluzioni già tentate per uscire dallo stallo il soggetto si approccerà alla scelta in modo produttivo. E’ importante che egli abbia a disposizione tutte le informazioni del caso, che possa analizzare in modo lucido il  cosa voglio ottenere con questa scelta” e che pervenga ad una assunzione di responsabilità rispetto alle conseguenze della sua decisione..sia in caso di successo che in caso di insuccesso.

lunedì 23 marzo 2015

Chi va in terapia?






Immagine dal web


 

 
 
 
 
 
 
 
 
Problemi insormontabili… relazioni stagnanti… senso di insoddisfazione… bassa autostima… sensi di colpa… poca voglia di affrontare la vita e le sue difficoltà giorno dopo giorno... solitudine… dipendenza dagli altri… A volte ci fermiamo e ci chiediamo “Sei felice?”… a volte invece non ce lo chiediamo proprio più.
Talvolta ci sentiamo semplicemente bloccati, inceppati, come un meccanismo rotto che non va più avanti; a volte non sappiamo cosa scegliere, cosa decidere per la nostra vita.
In certi casi siamo dilaniati dal dolore di una separazione, di una perdita e confusi procediamo alla cieca.
A volte tradiamo il nostro partner per fuggire dalla nostra infelicità, dalla nostra frustrazione, altre volte siamo intrappolati in relazioni malate, dove non vigono l’amore e la reciprocità. A volte subiamo violenza quotidiana, a volte siamo violenti, crudeli o aridi e poco affettivi.
Teniamo a bada la paura che ci attanaglia ma a un certo punto non riusciamo più a uscir di casa e svolgere una vita normale.
Siamo preoccupati per la nostra salute, abbiamo sintomi strani che la nostra pronta ricerca su google riconduce a malattie gravi e la paura di morire ci inchioda li dove siamo e ci gela il sangue.
Mille le possibili variazioni, mille le sfaccettature del malessere di un essere umano alle prese con la propria vita, questi non sono che banali esempi.
La persona avverte la presenza di un problema e mette in atto risposte inadeguate alla sua risoluzione forte del fatto che “va tutto bene” “è solo un periodo” “passerà” “domani ci penso” “se mi impegno di più riesco a risolvere” “è tutta colpa di..”.
Qualcuno prova a proporvi “forse è meglio che ti fai vedere, avresti bisogno di una terapia!”
“In Psicoterapia io? Mica sono matto!” rispondiamo offesi, e proseguiamo sempre sulla stessa strada, sempre con gli stessi problemi, sempre con i nostri vani tentativi di aggirare gli ostacoli e le soluzioni che pur rivelatisi inefficaci continuiamo a mettere in scena.
Come recita il titolo di questo blog “la psicoterapia è la soluzione strategica” ai nostri malesseri e ai nostri disagi non solo in presenza di un quadro psicopatologico ma anche e soprattutto in tutte quelle situazioni in cui occorre una risposta efficace ai nostri problemi, un cambiamento che ci liberi dalla sofferenza, dalla paura, dall’ineluttabilità del nostro destino, dalla passività, dall’indecisione, dall’essere inconcludenti, dalla servitù alle nostre o altrui aspettative, dal non essere amati, dal non riuscire ad amare nessuno men che meno noi stessi... in tutti quei casi insomma, in cui “basta adesso è ora di star bene!